Lucky Luke: il ritorno del pistolero (non molto) oscuro

I’m a poor lonesome cowboy, and a long, long way from home.

A più di quindici anni di distanza dalla sua ultima avventura in live-action, il pistolero che spara più veloce della sua ombra, Lucky Luke, torna in scena con una serie televisiva su Disney+. Disponibile dal 23 marzo sulla piattaforma, lo show vede protagonista Alban Lenoir nei panni di un Luke ormai esperto e stanco, alle prese con una brutta gatta da pelare: la perenne sfida del pistolero noto come Crotalo e un serio infortunio alla mano che gli impedisce di sparare. In suo soccorso arriva inaspettatamente la giovane Louise Willow (Billie Blain), alla ricerca proprio del cowboy, da lei considerato l’unica speranza per ritrovare la madre scomparsa da giorni. Inizialmente riluttante, quando Luke capirà che si tratta della donna da lui amata in gioventù, e che Louise potrebbe addirittura essere sua figlia, la pistola più veloce del West non ci penserà due volte a salire in sella per aiutarla nella sua missione.

Realizzata in occasione degli ottant’anni dalla prima pubblicazione — il fumetto ha debuttato nel dicembre 1946 su Almanach SpirouLucky Luke si presenta come una serie televisiva che cerca di offrire una visione più autoriale del racconto di Morris e René Goscinny, senza però dimenticare l’ironia che contraddistingue la bande dessinée originale. Sfortunatamente, a favore di questo maggiore realismo, i momenti comici perdono i toni fortemente surreali che caratterizzano i disegni, come il cavallo parlante Jolly Jumper, alcuni suoi comprimari e il celebre gioco d’ombra del protagonista.

C’è però da dire che, nel corso della sua lunga vita editoriale, Lucky Luke ha visto alternarsi diversi team creativi che negli anni hanno portato il proprio tratto distintivo e temi molto diversi, rendendo questo western umoristico uno dei terreni più fertili per la narrazione a fumetti. Una buona regia e un’ottima fotografia — che dal punto di vista televisivo conferiscono allo show una forte identità e credibilità — si scontrano però con l’immagine classica del fumetto, ricca di colori vivaci, come ad esempio quelli dell’iconico outfit del protagonista, che qui abbandona la sua famosa camicia gialla in favore di una tenuta più sporca e meno brillante.

lucky luke press 2

Nella durata complessiva dei suoi otto episodi, per circa quattro ore e mezza di racconto, Lucky Luke tende spesso a perdersi in gag che risultano a tratti stancanti, finendo per allentare la tensione narrativa, che tutto sommato riesce comunque a interessare e incuriosire lo spettatore. La backstory del protagonista con l’introduzione di un nuovo nemico, Le Foudre (Arnaud Binard), contribuiscono a creare una maggiore tensione attorno a un personaggio che, nei suoi albi a fumetti, appare quasi sempre infallibile e quindi difficilmente ostacolabile sul lungo periodo.

L’idea di un Luke leggermente imbolsito, ma ancora rapido come un fulmine, è simpatica e offre agli sceneggiatori un ampio margine di manovra per sviluppare la storia, ponendo al centro le figure di due donne: Louise e sua madre Charlie, interpretata da un volto noto del cinema francese come Alice Taglioni. Inoltre, lo show apre la strada a diverse apparizioni e cameo di personaggi celebri come Billy the Kid (Victor Le Blond), Calamity Jane (Camille Chamoux) e — naturalmente — la famigerata banda Dalton, con il loro leader Joe (Jérôme Niel) scelto come vero e proprio co-protagonista e contraltare di Luke.

In questo Lucky Luke, gli amanti del western troveranno ottime ambientazioni e una grande cura per i dettagli; i fan della bande dessinée numerosi spunti e riferimenti capaci di strappare più di un sorriso; gli utenti delle piattaforme streaming, invece, un buon passatempo, capace di regalare qualche risata e momenti di puro intrattenimento.

Lucky Luke (2026)

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