Spider-Man: Brand New Day: è davvero un nuovo giorno per l’Uomo Ragno

L’evoluzione della specie, nel vero senso della parola.

Era il 2016 quando i Marvel Studios diedero vita a un momento che i fan non si sarebbero mai aspettati. Con una mossa a sorpresa annunciata qualche mese prima, la casa di produzione guidata da Kevin Feige concretizzò uno storico accordo con Sony Pictures, ottenendo finalmente la possibilità di far apparire Spider-Man nel Marvel Cinematic Universe. Affidando il ruolo a un giovanissimo Tom Holland, i Marvel Studios hanno posto le basi per un progetto a lunghissimo termine, che nelle scorse ore ha raggiunto un nuovo punto di svolta con Spider-Man: Brand New Day.

Dopo aver preso parte allo scontro tra Steve Rogers (Chris Evans) e Tony Stark (Robert Downey Jr.) raccontato in Captain America: Civil War, l’adolescente Peter Parker ha intrapreso un percorso di formazione nei primi tre capitoli a lui dedicati – Spider-Man: Homecoming, Spider-Man: Far From Home e Spider-Man: No Way Home – oltre che nel grande cataclisma cosmico orchestrato da Thanos (Josh Brolin) al centro di Avengers: Infinity War e Avengers: Endgame. Oggi, dieci anni dopo il suo debutto, ci troviamo di fronte a una persona diversa, consapevole dei propri poteri e delle responsabilità che comportano, pronto a metterli al servizio del prossimo arrivando anche a rinunciare alla propria felicità.

Spider-Man: Brand New Day si apre alcuni anni dopo gli eventi di No Way Home, conclusosi con un incantesimo che ha cancellato dalla memoria collettiva l’identità di Peter Parker. Nel frattempo, Spider-Man si è affermato come eroe urbano, ha difeso più volte New York e ha instaurato una solida collaborazione con la detective Jean DeWolff (Liza Colón-Zayas) Nel corso delle sue avventure, che lo hanno visto affrontare villain del panorama Marvel come Scorpion (Michael Mando), Boomerang, Tarantula, Ramrod (Billy Clements) e i ninja della Mano, l’Uomo Ragno ha incrociato il proprio cammino anche con altri vigilanti e supereroi, tra cui il rude e violento Frank Castle, alias The Punisher (Jon Bernthal), e l’enigmatica Vedova Nera (Florence Pugh) membro dei New Avengers, ben felice di lasciare all’arrampicamuri i piccoli crimini per potersi concentrare su quelle che, a suo dire, sono «patate bollenti ben più grandi».

Peter è ormai autonomo nel suo ruolo di supereroe. Ha trovato un piccolo appartamento, evita di instaurare legami con il prossimo e alterna le sue acrobazie tra i grattacieli a periodiche visite alla tomba dell’amata zia May (Marisa Tomei). I suoi pensieri, però, tornano continuamente a coloro che ha perso e di cui sente enormemente la mancanza: M.J. (Zendaya) e il suo migliore amico Ned Leeds (Jacob Batalon), entrambi colpiti dall’incantesimo e ormai pronti ad affrontare nuove fasi delle rispettive vite. Lo stress, la tristezza, la fatica e il trauma di aver rivisto il suo grande amore accanto a un altro ragazzo amplificano quelli che fino a quel momento sembravano semplici fastidi fisici, portando Peter a scoprire una nuova fase della propria mutazione: un cambiamento che rischia di sopprimere lentamente il suo lato umano in favore di quello ragnesco. Mentre cerca una soluzione a questo nuovo e infausto problema, il ragazzo si troverà ad affrontare una minaccia tanto invisibile quanto pericolosa, capace di controllare la mente delle persone e interessata a un misterioso oggetto custodito dal Dipartimento del Damage Control guidato da Bill Metzger (Tramel Tillman).

Spider-Man: Brand New Day
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Spider-Man: Brand New Day: le persone cambiano Peter, evolvono.

L’obiettivo di Spider-Man: Brand New Day è evidente: imprimere una svolta al protagonista, abbandonando la leggerezza e la solarità dei primi capitoli, fortemente legati alla sfera adolescenziale, in favore di un racconto più cupo e introspettivo, incentrato sui sentimenti e sulla natura umana. Proseguendo quella rivoluzione stilistica che i Marvel Studios stanno portando avanti da qualche tempo, ben rappresentata da titoli come Thunderbolts e I Fantastici Quattro: Gli Inizi, il Marvel Cinematic Universe sembra allontanarsi progressivamente dal marcato registro comedy che lo ha caratterizzato per anni e che una parte del pubblico non ha mai apprezzato fino in fondo, scegliendo invece un approccio più maturo e intimista, che nel film diretto da Destin Daniel Cretton trova terreno fertile.

La mutazione di Peter – fase cruciale del personaggio e momento storico del canone fumettistico – diventa qui la metafora della sua trasformazione interiore: il passaggio definitivo da ragazzo a uomo, l’affermazione di un supereroe che nei suoi primi passi era stato spesso considerato poco più di una barzelletta e che oggi rappresenta invece il cuore pulsante, amato e rispettato, dell’intera città di New York. Il buon cuore e l’animo gentile di un ragazzo che ha sofferto fin troppo per la sua età si sposano perfettamente con l’enorme potere che gli è stato concesso, portandolo ad affrontare il proprio demone interiore e ad accettare che il cambiamento, fisico, mentale o emotivo che sia, appartiene alla natura umana.

La prova attoriale di Tom Holland è superba ed è sorprendentemente difficile paragonarla a quanto mostrato finora sullo schermo. Spider-Man: Brand New Day non può essere liquidato come un semplice sequel o come il quarto capitolo di una saga: andrebbe piuttosto considerato un nuovo starting point – per usare un termine fumettistico – di una storia originale che, nel corso dei decenni, ha attraversato molteplici fasi, esplorando generi e tematiche differenti. Come ogni grande franchise cinematografico di lunga durata, anche questo Spider-Man è cresciuto insieme ai suoi spettatori. Gli adolescenti che si erano identificati con il timido e impacciato Peter delle scuole superiori della trilogia Home, alle prese con i primi amori, i compiti, i bulli e la scoperta del mondo, oggi si ritrovano davanti a un uomo che è prossimo a raggiungere una piena maturazione, pronto ad affrontare la vita senza paura di esprimere le proprie idee e di fare ciò che ritiene giusto, indipendentemente da chi si trovi sulla sua strada.

Per quanto riguarda il resto del cast, Zendaya si conferma magnetica nel ruolo di M.J., questa volta chiamata a interpretare un personaggio sostanzialmente nuovo, privo dei ricordi e delle esperienze maturate nei capitoli precedenti. Lo stesso vale per Jacob Batalon che, accentuando sempre più la propria funzione di comic relief, riesce ad alleggerire i toni più duri del racconto, suscitando al tempo stesso un piacevole senso di nostalgia legato alla storia cinematografica del trio di protagonisti. Le presenze di Jon Bernthal, Mark Ruffalo e Florence Pugh contribuiscono a radicare il film nel tessuto narrativo condiviso del Marvel Cinematic Universe, mentre la scelta di presentare alcune relazioni di Peter già avviate, in medias res, rafforza la sensazione di un eroe ormai esperto e affermato. Una soluzione che, tuttavia, potrebbe risultare leggermente spiazzante per chi non segue con continuità tutte le produzioni Marvel, tra cinema e televisione.

La regia di Destin Daniel Cretton rappresenta uno degli aspetti più convincenti del film. Non è un caso che il regista fosse stato inizialmente scelto per dirigere il crossover Avengers: The Kang Dynasty (poi tramutato in Avengers: Doomsday, n.b.) dopo l’ottimo lavoro svolto con Shang-Chi e la leggenda dei dieci anelli. Già in quell’occasione, destreggiandosi tra urban-action e wuxia, Cretton aveva dimostrato una visione fortemente cinematografica e dinamica che, nell’agilità e nell’esuberanza di Spider-Man, trova nuova linfa. La macchina da presa è frenetica, ricerca continuamente l’immedesimazione dello spettatore e, grazie anche a un costume volutamente meno digitale, alle numerose riprese realizzate realmente tra le strade cittadine e a un casco appositamente progettato per catturare i primi piani durante le acrobazie del protagonista, porta la narrazione verso un’esperienza quasi sensoriale, capace di evocare l’intensità dei migliori videogiochi dedicati all’Uomo Ragno. Una menzione speciale merita l’ormai tradizionale scena d’apertura che, attraverso una sorta di excursus delle sue attività da vigilante, mostra Spider-Man alle prese con numerosi antagonisti minori, ricreando sullo schermo alcune celebri copertine dei fumetti. Dulcis in fundo per la produzione del film, una campagna marketing calibrata con grande attenzione, mai troppo esplicita e capace di mantenere fino all’ultimo il riserbo su diversi aspetti del film, tra cui il ruolo di Sadie Sink, la star di Stranger Things, destinata con ogni probabilità a diventare uno dei volti più importanti del futuro dei Marvel Studios.

In conclusione, Spider-Man: Brand New Day vince e convince. Cambia formula, ma preserva l’essenza del personaggio e, dopo anni di team-up e grandi eventi corali, restituisce finalmente al pubblico l’amichevole Spider-Man di quartiere, capace di sostenere da solo il peso della storia e delle conseguenze delle proprie scelte. Il ragazzo è cresciuto. Ora è diventato un uomo.

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