Superman: James Gunn e la sua dichiarazione d’amore al supereroe per antonomasia

Su nel cielo, è arrivato Big Blue.

Quando ero piccolo c’era un termine comunemente usato per definire alcuni film che non eccellevano propriamente dal punto di vista artistico ma di forte presa sul pubblico a causa delle loro scene ad alto impatto; racconti di poca profondità narrativa e psicologica spesso associati ad elementi fantastici e fantascientifici: il termine era fumettone. Probabilmente, anni dopo l’associazione di questa parola al mondo dei comic books e dei fumetti in generale ha alimentato ulteriormente il mio disprezzo per questa parola, ma nel caso di Superman di James Gunn potrebbe rivelarsi – almeno in parte, ed eliminando ogni forma di disapprovazione – azzeccata.

Superman è un personaggio che nei suoi quasi novant’anni di pubblicazione ha assunto diverse forme e rappresentato diverse ideologie: è stato un eroe del popolo che difendeva la gente comune dal sistema corrotto, un difensore dell’ordine costituito per il benessere globale, un simbolo americano e una figura messianica. Di conseguenza è chiaro che anche nel mondo del cinema, per ripresentare ulteriormente il personaggio quasi dieci anni dopo la sua ultima apparizione in Justice League, c’era bisogno di uno scossone. James Gunn ha quindi deciso di presentare un “big blue” diverso, più scanzonato, gioviale e ironico, in netto contrasto con la visione travagliata e ambigua di Zack Snyder, che innalzava il kryptoniano interpretato da Henry Cavill a simbolo di speranza e redenzione nella sua dualità umano-divina.

In Superman l’attore scelto David Corenswet interpreta un Clark Kent in attività da circa tre anni, ancora inesperto su alcuni aspetti della sua missione, guidato principalmente dal suo cuore e poco incline a preoccuparsi delle conseguenze delle sue azioni. Un casting tutto sommato azzeccato che, abbattuta la prima barriera di straniamento dovuta al peso di un costume indossato più e più volte in passato, risulta ogni minuto sempre più convincente. Nota di merito per Rachel Brosnahan e la sua interpretazione da co-protagonista. Tra tutte, lei è davvero la donna che guardandola calcare la scena porta lo spettatore colto (colui che già conosce la storia e i suoi personaggi) ad affermare “ecco Lois Lane“. Non pervenuto invece il resto dello staff del Daily Planet, ad eccezione di Jimmy Olsen (Skyler Gisondo) le cui poche scene hanno una chiara importanza nello sviluppo della vicenda dal punto di vista della giornalista.

Dall’altra parte della barricata c’è un ottimo Nicholas Hoult nei panni di un Lex Luthor che risulta ben preparato ad affrontare la sua nemesi aliena, mettendo in scena un villain che in più di una occasione richiama la classica figura dello scienziato pazzo, riammodernata e ben vestita nei panni di un CEO miliardario dei giorni nostri. Uno spregevole magnate che – inevitabilmente- apre a più di un paragone con attuali figure pubbliche quotidianamente presenti tra le pagine della cronaca internazionale. Le assonanze al contesto odierno ci sono tutte – come il conflitto mediorientale Boravia-Jarhanpur- ma il film cerca di mantenersi sui binari della commedia per famiglie senza mai concentrarsi propriamente sugli aspetti più drammatici.

Ed è forse questa l’unica pecca, che in fondo neanche lo è considerato il passato e lo stile del regista James Gunn. Superman è un eroe fiero e autorevole, che nel film si trova però spesso in situazioni nettamente – forse troppo – comiche, che oltre ad alleggerire la tensione e la narrazione finiscono – purtroppo – per rendere meno convincente l’invincibilità dell’uomo d’acciaio e minarne l’autorevolezza. La risata tende ad umanizzarlo forse fin troppo, lasciando il pubblico tra lo stupore e il dubbio. La presenza del cane Krypto è sicuramente un’ottima distrazione e un comic relief efficace nella storia, ma anche qui Gunn ha talvolta esagerato approfittando di alcuni momenti al limite del demenziale che, meno caricati, avrebbero potuto comunque ottenere la loro efficacia.

superman press 2

Il film si muove nelle sue due ore senza mai annoiare, con una evidente depressione nella parte centrale che – fisiologicamente – prepara all’esplosione del terzo atto. Le scene d’azione sono incredibili e affascinanti, talvolta rovinante da un uso eccessivo della CGI che nella sua perdita di qualità tende a rovinare per pochi istanti l’incanto del momento. Degna di nota è quella che nel secondo atto vede protagonista Mr. Terrific (Edi Gathegi), con una incredula Lois Lane spettatrice delle abilità del membro della Justice Gang (nome non ufficiale!). Divertenti e convincenti sul campo di battaglia anche gli altri metaumani del film: Guy Gardner (Nathan Fillion), Hawkgirl (Isabela Merced), Metamorpho (Anthony Carrigan), Engineer (María Gabriela de Faría) e Ultraman.

Superman di James Gunn è sicuramente una dichiarazione d’amore al personaggio, e un tentativo di dare vita a un nuovo universo cinematografico condiviso sfruttando aspetti della figura finora tralasciati, o in qualche modo dimenticati. Evidenti gli omaggi al Superman di Richard Donner e Christopher Reeve, non parlando solo della colonna sonora di John Williams riadattata per l’occasione. Il film presenta continuamente delle vibes anni ’70-’80 nel suo modo di porsi allo spettatore, richiamandolo totalmente alla sospensione dell’incredulità per dimenticarsi delle continue ramificazioni e degli incessanti collegamenti a cui si è abituato nel corso degli ultimi anni grazie (o a causa) della concorrenza marveliana.

In conclusione: Superman è un buon film? Sicuramente. Il miglior film di James Gunn? Probabilmente no. Una pellicola memorabile? Al momento non sembra. Ma tutto ciò è davvero necessario per andare al cinema e godersi ancora una volta la magnificenza del supereroe per eccellenza che avvolto dal suo inconfondibile mantello non cede davanti a nessun ostacolo per proteggere ogni – e sottolineo ogni – essere vivente sul pianeta Terra? Tutte le altre strambe interpretazioni, complottistici sottotesti e rivendicazioni woke lasciamole ai leoni da tastiera e prendiamoci un momento per assaporare due ore divertenti e sotto certi aspetti nostalgiche: ricordate la serie animata del 1996? Bene, ogni scenografia sembra aver letteralmente preso vita da un cartone animato o una tavola a fumetti, abbracciando perfettamente il tono del film.

Quel che succederà nel futuro del nuovo DC Universe, l’annunciato avvento di Batman e Wonder Woman, l’impatto della narrazione condivisa della seconda stagione di Peacemaker e nel prossimo Supergirl ci diranno di più sui piani di questo primo capitolo intitolato Gods & Monsters, ma per il momento Superman è un buon film e un ottimo preambolo che nulla ha da invidiare a quello che aprì le porte al concorrente Marvel Cinematic Universe: Iron Man con Robert Downey Jr.

Superman (2025)
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