The Beauty: la crudele verità della bellezza nel nuovo show di Ryan Murphy

Per una bellezza naturale, servono ogni giorno due ore allo specchio.

Queste parole di Pamela Anderson introducono perfettamente il discorso alla base di The Beauty, il nuovo show di Ryan Murphy, autore di serie iconiche e rivoluzionarie come Nip/Tuck, Glee e American Horror Story. La serie è ispirata all’omonimo fumetto Image Comics creato da Jeremy Haun e Jason Hurley e, alla luce dei primi tre episodi pubblicati oggi, 22 gennaio 2026 su Disney+, si configura come una sorta di prequel del racconto originale.

A Parigi, la splendida modella Ruby, interpretata da Bella Hadid, è protagonista di un improvviso e incontrollabile scatto di violenza che la porta ad aggredire e uccidere diverse persone. Il tutto avviene mentre è divorata da una febbre misteriosa che sembra consumarla dall’interno e che, davanti a uno squadrone di poliziotti pronti a fare fuoco, culmina in un evento sconvolgente: Ruby esplode in un caso di apparente combustione spontanea. Per indagare sull’accaduto vengono inviati in Francia gli agenti dell’FBI Cooper Madsen (Evan Peters) e Jordan Bennett (Rebecca Hall), amici e amanti, chiamati ad affrontare un caso che si rivela presto ben più vasto dei confini francesi. In tutto il mondo emergono infatti episodi simili: persone di straordinaria bellezza colpite da raptus di violenza culminati anch’essi in combustioni spontanee. Ancora più inquietante è l’origine di questi soggetti, individui che sembrano aver cancellato completamente il proprio passato e le cui uniche fotografie rintracciabili li ritraggono con un aspetto fisico del tutto diverso da quello attuale.

Nel frattempo conosciamo Jeremy (Jeremy Pope) un incel, ragazzo di colore e in sovrappeso, che vive recluso nello scantinato della madre, intrappolato in una quotidianità fatta di isolamento, frustrazione e senso di inadeguatezza, soprattutto nel rapporto con le donne. Dopo l’ennesimo episodio di instabilità emotiva, Jeremy accetta di sottoporsi a un intervento di chirurgia estetica nella speranza di ritrovare un briciolo di autostima. Quella che sembra una possibile soluzione si rivela però solo un’illusione temporanea. Sprofondato in un crollo nervoso, Jeremy decide di uccidere il chirurgo che lo ha operato ma, messo alle strette, il medico gli propone un’alternativa disperata per salvarsi la vita. Poco dopo, in una camera d’albergo, Jeremy fa sesso con una donna bellissima e al suo risveglio viene colto da una febbre feroce e violente convulsioni. Il suo corpo si contorce fino a rinchiudersi in una sorta di crisalide, dalla quale emerge completamente trasformato: bello, aitante, irresistibile. Ma con la stessa irrefrenabile sete che caratterizza i soggetti al centro dell’indagine dell’FBI.

E dietro tutto questo, si nasconde un misterioso e affascinante imprenditore (Ashton Kutcher)…

The Beauty
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Costruendo un thriller attraversato da evidenti elementi di body horror, che richiamano uno dei casi cinematografici più discussi degli ultimi anni – The Substance con Demi Moore e Margaret QualleyThe Beauty propone l’origine, o quantomeno una rivisitazione, della storia alla base dell’omonima serie a fumetti. L’adattamento televisivo si pone – almeno al netto di questi primi episodi – come una sorta di prequel del racconto creato da Haun e Hurley. Nelle pagine del fumetto infatti, i protagonisti sono due agenti operativi alle prese con una serie di casi di combustione spontanea, il cui unico filo conduttore è la Beauty: una malattia sessualmente trasmissibile e ampiamente riconosciuta capace di rimodulare geneticamente chi ne viene colpito, offrendo un aspetto fisico invidiabile senza apparenti effetti collaterali, se non una febbre leggera ma persistente.

Con una premessa narrativa così peculiare, Ryan Murphy torna ancora una volta a esercitare la sua critica sui concetti di bellezza, apparenza e accettazione sociale, temi che avevano già trovato ampio spazio nel suo primo grande successo, Nip/Tuck. Fino a che punto può spingersi l’irrefrenabile desiderio di piacere agli altri – e a sé stessi? Nel secondo episodio, Byron Frost, il personaggio interpretato da Kutcher, afferma: «I belli pensano che non ci siano regole per loro». Una frase che diventa l’esatta fotografia della società contemporanea.

Il bisogno compulsivo di consenso, popolarità, appagamento sessuale e invidia altrui, insieme alla ricerca di una piena realizzazione personale e professionale, si traduce in un’estremizzazione dell’individuo, alimentata da una società che ha costruito la propria identità sull’apparenza, continuamente amplificata e normalizzata dai social media. Dal punto di vista tecnico, The Beauty è difficilmente attaccabile. Lo show, trasmesso negli Stati Uniti da FX, eccelle per regia e fotografia, confermando ancora una volta la cifra stilistica di Murphy: cinema prestato allo streaming. Anche la caratura del cast – che riserva una sorpresa tutt’altro che irrilevante già dal secondo episodio – contribuisce a rafforzare l’aura che avvolge la serie. Un guscio patinato e seducente che, proprio nel suo risplendere, mette in luce l’indecidibilità morale di un virus che, se nella serie è reale, virale e letale, nella nostra quotidianità si manifesta come una lenta deriva culturale, capace di spingere giovani e meno giovani verso la glorificazione dell’egocentrismo e del narcisismo.

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