The Punisher One Last Kill: Frank Castle come John Wick
Un pezzo, due pezzi…
L’attesissimo special televisivo The Punisher: One Last Kill è arrivato oggi su Disney+ e, bisogna dirlo, ha lasciato un po’ di amaro in bocca. Sia chiaro: questo episodio speciale dedicato a Frank Castle (Jon Bernthal) è tecnicamente ottimo. Nei suoi quaranta e passa minuti diverte, fa riflettere, travolge lo spettatore ed è anche volutamente sopra le righe. Il problema, però, è che finisce tutto lì. Detto così può sembrare una critica superficiale, ma facciamo un passo indietro.
Frank Castle appare per la prima volta nel Marvel Cinematic Universe nella seconda stagione di Daredevil. È qui che conosciamo la sua storia: il desiderio di vendetta verso coloro che hanno sterminato la sua famiglia e il trauma che lo ha trasformato in The Punisher. In seguito, il personaggio viene approfondito ulteriormente nelle due stagioni della serie a lui dedicata e, più recentemente, nella prima stagione di Daredevil: Rinascita.
Ed è proprio qui che emerge il primo grande problema di questo special: ancora una volta la Marvel, nel suo comparto televisivo, sembra dimenticarsi della continuity.
Alla fine di Rinascita, Castle era evaso da Red Hook, dove Kingpin (Vincent D’Onofrio) lo aveva imprigionato, per poi sparire nel nulla, come chi ha seguito la seconda stagione della serie sul Diavolo Custode ha potuto constatare. Considerando gli eventi che hanno sconvolto New York negli episodi conclusivi di questa seconda annata — terminata appena la scorsa settimana — molti spettatori si aspettavano di scoprire cosa avesse fatto Punisher durante la vera e propria guerra urbana tra gli uomini di Wilson Fisk e la resistenza guidata da Matt Murdock (Charlie Cox) e Karen Page (Deborah Ann Woll). E invece Marvel sembra aver scelto una strada più furba.
The Punisher: One Last Kill, parlando in termini fumettistici, non è un tie-in di Daredevil: Rinascita, quanto piuttosto una sorta di prequel del prossimo Spider-Man: Brand New Day, il nuovo film dell’Uomo Ragno che vedrà Jon Bernthal co-protagonista al fianco di Tom Holland.
Lo special appare infatti come un soft-reboot del personaggio. Nella prima metà veniamo riportati dentro la mente frammentata di un uomo distrutto dal dolore per la perdita della moglie e dei due figli, divorato dalla rabbia e dal desiderio di vendetta. Attraverso una sorta di crisi da stress post-traumatico, Frank affronta ancora una volta i fantasmi del proprio passato.

Successivamente emerge il suo lato più “super”. Nel suo piano di pulizia delle strade, Frank ha sterminato la famiglia criminale Gnucci, e la matriarca Ma Gnucci giura vendetta mettendo sulla sua testa un’enorme taglia e scatenandogli contro l’intero sottobosco criminale a sua disposizione. È qui che Punisher dà il meglio di sé: una carneficina continua, chiaramente ispirata al ritmo e alla brutalità di John Wick. Una raffica incessante di sparatorie, pestaggi e uccisioni che, per gli amanti del genere, rappresenta puro spettacolo.
In definitiva, The Punisher: One Last Kill rischia di deludere i fan più accaniti del Marvel Cinematic Universe, soprattutto quelli che speravano in connessioni più profonde con la trama principale, in un maggiore approfondimento del personaggio all’interno dell’attuale scenario newyorkese dell’universo condiviso, e magari anche in un primo assaggio del suo futuro ingresso “nel mondo dei grandi” in vista del debutto cinematografico al fianco di Spider-Man.
Lo special sembra invece concepito soprattutto come supporto per quel pubblico che segue principalmente i film senza aver mai approfondito il più ampio mosaico narrativo televisivo della Casa delle Idee, e che non vuole ritrovarsi spaesato davanti alla presenza di un personaggio “sconosciuto” nel quarto capitolo di quella che, dopo gli Avengers, resta senza dubbio la saga più amata e seguita dell’intero MCU.



















