Wonder Man: il nuovo show Marvel disponibile su Disney+

Lo scopo dell’attore è di reggere lo specchio alla natura.

Ogni attore quando entra in scena indossa una maschera, cambia la propria identità e si presenta al mondo come qualcun altro. Allo stesso modo fanno i supereroi: indossano un costume, nascondono la loro vera natura e cercano di tenere il privato lontano da occhi indiscreti, soprattutto per salvaguardare sé stessi e le persone che amano. È per questo che la frase di Amleto riportata nella citazione in apertura si presta perfettamente al contesto di Wonder Man e, non a caso, proviene dalle parole di un grande attore di quell’universo: Trevor Slattery (Ben Kingsley). Ma andiamo con ordine.

Simon Williams (Yahya Abdul-Mateen II) è un giovane attore di origini haitiane che cerca di sfondare a Hollywood. Il suo grande difetto però, è un’attenzione profonda e puntigliosa al metodo recitativo, che lo rende spesso pesante e impegnativo agli occhi di registi e sceneggiatori. Dopo aver perso un ruolo importante nella celebre serie American Horror Story, Simon viene anche lasciato dalla fidanzata e si ritrova solo e sfiduciato nella Città degli Angeli. Durante una proiezione mattutina di Un uomo da marciapiede, Simon incontra Trevor Slattery, attore decaduto che in passato è stato sugli schermi di tutto il mondo interpretando il malvagio dittatore noto come il Mandarino, scontrandosi con Iron Man (Robert Downey Jr.) nel corso degli eventi di Iron Man 3.

Grazie a questo incontro, Simon viene a sapere che il celebre regista Von Kovak (Zlatko Burić) sta preparando un film su Wonder Man, supereroe cinematografico ed eroe d’infanzia del protagonista. Un progetto ambizioso, soprattutto in un mondo in cui i supereroi sono ormai all’ordine del giorno, ma che potrebbe rappresentare una rilettura autoriale capace di trasformare Simon in una vera star.

Riuscendo con alcuni sotterfugi a ottenere un provino, Simon incontrerà nuovamente Trevor, presente per il ruolo di Barnaby, la spalla del protagonista. Quel pomeriggio segnerà l’inizio di una solida amicizia: i due inizieranno a lavorare insieme per raggiungere i propri obiettivi, con Trevor che assumerà progressivamente il ruolo di mentore per il giovane attore. È però chiaro sin da subito che Simon nasconde un segreto: dei superpoteri che potrebbero compromettere definitivamente la sua carriera e che, allo stesso tempo, rappresentano il vero motivo per cui Trevor è entrato nella sua vita. L’attore, infatti, è stato ricattato dal Damage Control affinché trovi prove sufficienti per far arrestare Williams.

Wonder Man
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Presentando per intero il suo nuovo show Wonder Man, i Marvel Studios e Disney+ compiono un’operazione inedita per la piattaforma, abbandonando il modello di rilascio settimanale degli episodi in favore di un’esperienza di binge-watching. In questi otto episodi non c’è praticamente nulla di ciò a cui i fan del Marvel Cinematic Universe sono abituati. L’azione è minima, gli effetti speciali sono centellinati con parsimonia, e il susseguirsi degli eventi è lento e profondo, trasformando il racconto in un vero e proprio drama ambientato nel mondo del cinema. Il ping-pong narrativo messo in atto è quello tra la denuncia del sistema hollywoodiano e la ricerca di una dimensione intima e personale, fatta di rivalsa sociale e di inseguimento dei propri sogni.

La figura di Wonder Man, supereroe cinematografico, finisce così per sovrapporsi a quella di Simon Williams: un attore che nasconde la propria natura e che, forse, per tutto questo tempo, ha cercato di emergere sul palcoscenico sbagliato. Non c’è una backstory tradizionale, non viene spiegato il motivo per cui sia speciale o l’origine dei suoi superpoteri. Non è la storia di un eroe chiamato a salvare il mondo. C’è invece un uomo in lotta con sé stesso, incapace di sentirsi adeguato agli occhi degli altri e realmente apprezzato dalla propria famiglia. La battaglia non è contro il supervillain di turno, ma contro la propria identità.

Yahya Abdul-Mateen II e Ben Kingsley danno vita a una sorta di buddy dramedy completamente avulsa dagli eventi raccontati nei più recenti prodotti dell’MCU. Una scelta che, inevitabilmente, farà storcere il naso a una parte del pubblico, soprattutto a quei fan maggiormente interessati all’ampio mosaico narrativo del canone cinematografico, spesso – o quasi sempre – lasciato in secondo piano dalle produzioni televisive. Non a caso Wonder Man è stato presentato sotto il marchio Marvel Spotlight, etichetta con cui i Marvel Studios identificano show incentrati principalmente sui personaggi, caratterizzati da temi più crudi, maturi e talvolta sperimentali. Aggettivi che calzano a pennello a questa serie che, per scrittura, fotografia e tono meta-cinematografico, non ha nulla da invidiare a produzioni di alto valore qualitativo firmate da realtà come HBO o FX.

La presenza di numerose guest-star del mondo hollywoodiano come Joe Pantoliano e Josh Gad – tra i protagonisti di uno degli episodi più belli dello show, il quarto – arricchiscono la patinatura del contesto e alzano il tono di un cast principale a dir poco inesistente, perché concentrato esclusivamente sui propri protagonisti. Da segnalare l’assenza di Ed Harris, che da mesi si dava certo nello show nei panni di Neal Saroyan, personaggio noto nei fumetti Marvel per essere l’agente di Simon Williams, e qui invece sostituito dall’originale figura di Janelle Jackson interpretata dalla comica X Mayo.

Una sola è la domanda che inevitabilmente ci si pone al termine degli otto episodi di Wonder Man: Simon tornerà? Combatterà al fianco degli Avengers? Farà parte di qualcosa di più grande, trovando finalmente il proprio ruolo nella storia — quella reale? Oppure è semplicemente una meteora, destinata a scomparire dopo i suoi 15 minuti di popolarità?

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