Vision Quest: l’odissea di Visione tra memoria e IA
La Visione del futuro e del passato: un sistema complesso.
Dal 14 ottobre è disponibile in Italia Vision Quest, la nuova serie televisiva dei Marvel Studios e di Marvel Television, nonché l’ultimo tassello del mosaico narrativo che precede l’arrivo dell’attesissimo Avengers: Doomsday. La serie conclude una trilogia di produzioni destinate allo streaming, iniziata con WandaVision e proseguita con Agatha All Along, riportando al centro della scena Visione, l’androide sintezoide interpretato da Paul Bettany, alla ricerca del proprio posto nel mondo dopo essere stato riattivato dallo S.W.O.R.D. (Sentient Weapon Observation and Response Division) in una nuova versione bianca. Il nuovo Visione si ritrova infatti ad avere accesso a ricordi che non gli appartengono direttamente, tra cui quelli della vita da marito e padre trascorsa accanto a Wanda (Elizabeth Olsen) nell’Hex di Westview e delle missioni compiute insieme agli Avengers.
Alle prese con una profonda crisi d’identità, che nemmeno un supercomputer come lui riesce a risolvere con facilità, Visione cerca di rielaborare continuamente le informazioni in suo possesso. Nascondendosi a Edimburgo, lavora sotto copertura nel pub che era solito frequentare insieme a Wanda, la donna amata dalla sua precedente incarnazione. A supportarlo nelle interazioni con gli esseri umani e ad ampliare le sue capacità di elaborazione ci sono alcune delle intelligenze artificiali sviluppate da Tony Stark (Robert Downey Jr.) e coinvolte nella sua programmazione: D.U.M.-E. (Henry Lewis), U. (Jonathan Sayer), F.R.I.D.A.Y. (Orla Brady), E.D.I.T.H. (Emily Hampshire) e J.A.R.V.I.S. (James D’Arcy). A queste si aggiunge una copia di backup della memoria di Ultron (James Spader), il suo temibile predecessore e creatore.
La tranquillità di Visione viene però sconvolta dall’arrivo di un misterioso finanziatore che, attraverso il dark web, mette una taglia sulla sua testa ingaggiando il letale mercenario Paladin (Todd Stashwick). Pur di portare a termine la propria missione, quest’ultimo finirà per coinvolgere nella sua caccia anche un civile: Thomas Shepherd (Ruaridh Mollica), un giovane dal passato enigmatico, dedito a piccoli raggiri e dotato di insolite capacità. Il ragazzo sostiene di possedere strani ricordi legati a Wanda e a Visione, elementi che potrebbero ricondurlo a Tommy, uno dei gemelli della coppia nati all’interno dell’Hex.
Quando Wanda decise di rinunciare alla propria magia, ponendo fine alla realtà che aveva creato a Westview, Billy (Julian Hilliard) riuscì a salvare le anime sue e di Tommy (Jett Kylne) prima che venissero cancellate insieme ai loro corpi. Mentre il primo riuscì a trasferire la propria anima nel corpo di un ragazzo appena morto, Tommy rimase privo di un corpo ospite, continuando tuttavia a esistere. Anni dopo, Billy (Joe Locke) ritrovò l’anima del gemello e, con l’aiuto di Agatha Harkness (Kathryn Hahn), si mise alla ricerca di un corpo in cui trasferirla. La scelta ricadde su Thomas Shepherd, vittima di annegamento a seguito di uno scherzo crudele. Billy trasferì quindi l’anima di Tommy nel corpo del ragazzo, permettendogli di tornare in vita. A differenza di quanto accaduto a lui, però, Tommy conservò sia i ricordi della propria esistenza precedente sia quelli appartenenti a Thomas, sviluppando la sensazione di aver vissuto due vite distinte; Una condizione difficile da comprendere, che lo portò a essere considerato pazzo e a trascorrere un anno in un istituto psichiatrico.
È proprio da qui che prende le mosse Vision Quest: mentre cerca di comprendere il significato della propria seconda esistenza, Visione si trova ad affrontare i fantasmi del passato, il legame con Wanda e una nuova, minacciosa presenza.

Vision Quest: Marvel propone il suo Inside Out.
La simpatica intuizione su cui si fonda Vision Quest è senza ombra di dubbio la rappresentazione virtuale della mente del sintezoide. Strutturando il proprio cervello tecnologico come una realtà virtuale del tutto simile al mondo umano e incentivando le IA che lo popolano a operare attraverso degli avatar, Visione ha dato vita a una sorta di piccola famiglia, in cui ogni membro ricopre un ruolo chiave nel delicato ecosistema che costituisce la mente dell’androide.
D.U.M.-E. e U. si occupano della manutenzione meccanica, intervenendo sui comandi motori e visivi, sui sistemi di sicurezza antincendio e sulla deframmentazione della memoria. Non a caso, vengono rappresentati come addetti ai lavori all’interno della magione mentale. F.R.I.D.A.Y. svolge invece il ruolo di assistente personale, supportando Visione nella socializzazione e nell’interpretazione dell’umorismo umano, oltre che nella pianificazione tattica sul campo di battaglia. E.D.I.T.H., dal canto suo, è programmata come IA ricreativa e si occupa della teoria dei giochi e della strumentazione offensiva. A coordinare tutti loro c’è J.A.R.V.I.S., la prima intelligenza artificiale creata da Tony Stark e una sorta di fratello maggiore di Visione, a cui sono affidate la gestione generale del sistema, la sicurezza e la crittografia. Per rendere omaggio alle origini del proprio nome, questi assume l’aspetto di Edwin Jarvis, lo storico maggiordomo della famiglia Stark.
Tutti i personaggi, ciascuno dotato di tratti distintivi, reazioni ed emozioni proprie, collaborano con Visione dando vita a uno scenario che ricorda da vicino quello del blockbuster d’animazione Inside Out. Nel film, le emozioni della giovane protagonista vengono personificate all’interno della sua mente, mettendone in scena le dinamiche quotidiane e i conflitti. Un meccanismo simile è stato riproposto più recentemente in Follemente, il film di Paolo Genovese che si ispira, in maniera più o meno esplicita, proprio alla pellicola Pixar per raccontare le reazioni mentali di un uomo alle prese con un primo appuntamento.
Nello scenario mentale di Visione, che in questa nuova versione bianca appare freddo e distaccato sotto diversi aspetti, c’è spazio anche per una sorta di Grillo Parlante: Ultron. Forte del suo cinismo e della sua spietatezza, il personaggio dispensa al protagonista crudi consigli e una dose considerevole di sarcasmo, facendo leva sull’eccezionale interpretazione di James Spader. Un talento che, in Avengers: Age of Ultron, non era riuscito a emergere pienamente, soffocato dalla resa visiva in CGI dell’armatura di vibranio del personaggio.
Questi primi due episodi hanno gettato le basi per numerosi sviluppi: il conflitto interiore di Visione, la storia di Tommy, la comparsa di Paladin e il mistero legato al suo benefattore. C’è davvero poco da criticare in questo avvio firmato dallo showrunner Terry Matalas, che ha saputo rendere la serie accessibile anche a chi ha perso qualche passaggio dell’intricato intreccio del Marvel Cinematic Universe. Un breve riepilogo iniziale e alcuni filmati di repertorio, ben integrati nella narrazione, permettono infatti di recuperare le informazioni essenziali senza compromettere la fluidità del racconto.
Molto dipenderà, a questo punto, dalla capacità dei prossimi capitoli di approfondire e rendere comprensibile a tutti il contrasto, tanto narrativo quanto metaforico, tra Visione e il pubblico. Se il protagonista è costretto a confrontarsi con un passato che non ricorda, lo spettatore si trova nella condizione opposta: quella di chi, dopo anni trascorsi a seguire le vicende del Marvel Cinematic Universe, porta con sé un bagaglio di conoscenze forse persino eccessivo. È proprio da questa asimmetria tra oblio e memoria che la serie potrebbe ricavare uno dei suoi spunti più interessanti.





















