Lanterns: il DCU su HBO Max è una luce nel buio

Nel giorno più splendente, nella notte più profonda

Il debutto di Lanterns su HBO Max ha confermato qualcosa che aleggiava da tempo nell’aria, nonostante in molti siano ancora restii ad accettarlo. In casa Warner Bros. e DC Comics sono molto più bravi a lavorare sulla lunga serialità che sui prodotti cinematografici. Forse sono la pressione più bassa e le aspettative ridotte, o semplicemente la qualità della scrittura viene esaltata dai tempi più distesi. Fatto sta che il nuovo show DCU su Hal Jordan (Kyle Chandler) e John Stewart (Aaron Pierre) parte col botto e convince sin dai primi minuti.

Alternandosi su linee temporali diverse, Lanterns si apre raccontando in poche scene il passato del piccolo John che, di nascosto da un padre severo ma amorevole, ammira in televisione un affermato poliziotto galattico: la Lanterna Verde. Con un salto di dieci anni passiamo poi al piano cronologico destinato a diventare quello fondamentale e lineare del racconto: il 2016, quando Hal sta addestrando lo stesso John affinché un giorno possa ereditare il suo anello e sostituirlo nel Corpo delle Lanterne. Insieme, i due si ritroveranno a indagare su uno strano caso — una sparatoria a Rushville, in Nebraska — che sembra avere un legame con la Lanterna e con il suo ruolo. È proprio a pochi passi da lì, in quelle terre desolate, che Hal, ex pilota collaudatore, venne trasportato anni prima da una luce verde e portato al cospetto di un alieno morente, Abin Sur, che lo scelse come suo successore e nuovo crociato di smeraldo del settore spaziale 2814.

Investigando sugli eventi, i due incontreranno coloro che sono destinati a essere i comprimari della storia: lo sceriffo Kerry Kane (Kelly Macdonald) e la famiglia di suo marito Billy Macon (Jason Ritter), composta dalla suocera Zoe Macon (Poorna Jagannathan) e dal misterioso suocero Will Macon (Garret Dillahunt), ricco proprietario terriero che sta organizzando una milizia privata in vista di un’imminente invasione aliena.

Nei circa sessanta minuti che compongono il primo episodio, Lanterns colpisce e stupisce per la qualità della regia e delle interpretazioni. Aaron Pierre e Kyle Chandler sono perfetti nei panni dei due membri della Justice League: il primo serio e austero, ligio alle regole, uomo d’onore addestrato all’azione; il secondo, imbolsito tutore della legge galattica, impavido e pieno di sé, pronto a infrangere le regole pur di raggiungere il proprio scopo. La chimica fra i due è affascinante: si reggono a vicenda in un equilibrio che spinge lo spettatore a rimanere ipnotizzato dai loro dialoghi. E, nei pochi minuti di presenza, il resto del cast conferma di non essere da meno, aprendo le porte a un mondo che lascia l’acquolina in bocca e uno spasmodico desiderio di conoscere gli sviluppi della storia.

Lanterns
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green lantern 87
lanterns press

Come per i primi esperimenti cinematografici dei Marvel Studios, in Lanterns è evidente che lo show non è subordinato al fumetto da cui trae origine, ma viceversa. Non è una storia di supereroi e superpoteri calata in un contesto umano, tutt’altro: è proprio una storia umana, cruda, sporca, ambientata nell’entroterra americano, con quelle atmosfere da thriller poliziesco che nulla hanno a che fare con alieni in tuta verde e proiezioni mentali color smeraldo Ovviamente questo è un pensiero di pancia nato dalla visione del pilota, ma sappiamo già grazie al trailer che nei prossimi episodi ci sarà ampio spazio anche per tutto l’aspetto fantascientifico della vicenda e per la presenza del grande arcinemico delle Lanterne: Sinestro (Ulrich Thomsen). La poca CGI presente, sfruttata quasi esclusivamente per alleggerire il racconto e dare vita a piccole gag, conferma però la qualità della resa visiva già apprezzata in Superman, dove Nathan Fillion ha dato vita all’attuale Lanterna Verde terrestre, Guy Gardner.

E tutto ciò ci riporta alla storia di Lanterns e alla conclusione dell’episodio, che sposta nuovamente l’attenzione di dieci anni nel futuro, nel 2026. Senza fare spoiler, però, è inevitabile chiedersi: se Gardner è l’attuale protettore del pianeta, cosa è successo ad Hal Jordan e John Stewart?

Se il mondo di internet grida alle similitudini con True Detective, a me, considerato il contesto, l’importanza del rapporto fra i due protagonisti e i primi segnali offerti da questo episodio, viene invece automatico pensare che Lanterns strizzi l’occhio a un caposaldo del fumetto DC, nonché l’opera in cui è nato il personaggio di John Stewart: quella serie di storie Green Lantern/Green Arrow realizzate da Dennis O’Neil e Neal Adams tra il 1970 e il 1972. Tra gli showrunner c’è un certo Tom King, un uomo che negli ultimi anni si è imposto ai piani alti del mondo dei comics e che di certo ha studiato nei minimi particolari il personaggio, imperniandolo poi di quel background militare e, a tratti, complottistico derivato dalla sua formazione professionale e dalla sua esperienza come ufficiale della CIA. Un’altra vita, prima della penna e delle calzamaglie.

Ritornando al discorso d’apertura, Lanterns conferma il grande potenziale della DC Comics nella serialità televisiva. Guardando solo agli ultimi titoli, serie come The Penguin e Peacemaker hanno lasciato il segno, ognuna a modo suo, e nonostante la qualità e i mezzi ridotti, nel decennio scorso un progetto come l’Arrowverse è stato capace di durare per anni, estendendosi su più titoli e dando vita a eventi e crossover. Un successo, o comunque una proliferazione, che non è neanche paragonabile alle ultime avventure cinematografiche. Escludendo dal contesto il progetto The Batman, nato fuori dalle logiche di franchise e universi condivisi, James Gunn sembrava pronto a dare la svolta dopo aver ben performato con The Suicide Squad, ma se il suo Superman ha vinto senza però convincere del tutto al box office, il successivo Supergirl ha fallito sotto molti punti di vista e l’avvento del prossimo e sperimentale Clayface non sembra ispirare grande fiducia.

Possibile che, ancora una volta, bisognerà fare affidamento su Superman e sul suo sequel Man of Tomorrow per salvare la baracca? O forse il vero punto di forza del nuovo DCU è destinato a essere proprio quello che finora il cinema non è riuscito a replicare: la capacità di costruire storie corali, durature e profondamente umane sul piccolo schermo?

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